UN PICCOLO CUORE

 

 

Eliana appoggiò con dolcezza lo sguardo stanco sul volto del marito. Seduta accanto al letto, un orecchio al suono ritmico del marchingegno che pigolava al suo fianco.

Osservò quel viso tanto amato ed ora così sereno, se pur reso smunto dalla

nuova avventura, tutt’altro che esaltante, in cui l’aveva lanciato il destino.

Ne avevano passate tante insieme… mano nella mano, rincorrendo un lavoro

tanto appassionante quanto mutevole per argomenti, luoghi, necessità, cono-

scenze e sviluppi qual’era quello di suo marito. Quell’impiego sembrava un

bimbo bizzoso… si faceva rincorrere,  nascondendosi dietro piante, arbusti, cespugli, si tuffava nei fiumi ed in compagnia delle argentee trote, si divertiva

a spiare noi, poveri cristi, che sistemavamo casa nella speranza di averlo

finalmente raggiunto. Poi, quando ci eravamo ormai ambientati, riprende-

va a correre, a saltare, ad allontanarsi dal nostro nido del momento.

Il perito agrario. Lorenzo, negli anni, con infinita lungimiranza, con sconfinata passione, era divenuto un esperto nel suo mestiere, un lume in materia a cui spesso erano affidate perizie e consulenze delicate, complicate, laboriose. Come le api. Quelle api tanto amate da suo nonno, Renzo Giusti , il maestro delle api, come amarono definirlo molti quotidiani anche di recente stampa. Vero, autentico pioniere dell’allevamento dei piccoli insetti in un’epoca che non scomodava la genetica,non idolatrava l’hardware e il software, ove non si lavorava solo per i soldi, ma soprattutto si potevano seguire le proprie passioni,coniugandole felicemente con il proprio mestiere.

Quindi, la passione per la natura suo marito  Lorenzo l’aveva nel sangue

nel vero senso della parola.

Lo amava. Sì, lo amava tanto quanto amava sé stessa, forse di più. Un uomo

tranquillo, buono, accondiscendente ma giusto e determinato nelle cose in

cui credeva veramente.Tutto quello che una donna può desiderare. E anche lui l’amava, ne era sicura. Avevano percorso insieme tanta strada, a volte si erano allontanati, anche di molto, come può succedere a due nuotatori, per poi capire che forse era meglio tornare a riva,risentire la sabbia sotto i piedi e ridimen-

 sionare tutto, tentando di non affogare nel mare della reciproca incompren-

sione.

Anche lei, Eliana, non si era mai arresa. Quando ancora la maestra era la

“signora maestra”, quando una sola donna teneva a bada più di trenta

piccole pesti, quando bastava uno sguardo un po’ severo per far abbassa-

re gli occhi anche ai più discoli. Anche lei aveva dovuto, seguendo comunque

volentieri il suo uomo, abbandonare scolari conquistati dalla sua dolcezza,

dire addio a colleghe con le quali non si lavorava male, cambiare casa, città,

abitudini, ritmi. A volte era pesante, per tutti e due. Ma quando un peso si

solleva in due, è più leggero, più accettabile, più sopportabile.

Così il tempo era trascorso sui loro volti, sul loro fisico, su quello dei tre

ragazzi messi al mondo e sui loro  cuori. Già, il cuore. Quel piccolo scrigno

 ove osiamo riporre gelosamente tutti i nostri sentimenti, i nostri dispiaceri, le

 

 nostre debolezze… e quando lui decide di fermarsi, solo allora capiamo che è

semplicemente un  muscolo, uno stupido ammasso di cellule che, cessando di battere, richiude in sé per l’eternità tutto il nostro essere, il nostro desiderio di amare, la nostra voglia di vivere. Quella voglia di vivere che, in alcuni momenti,  si smarrisce, si perde in un groviglio di pensieri disperati, in un luttuoso pozzo di lacrime.

 

Gabriele è un bel bambino. Stare vicino a lui ed agli altri due figli, Matteo e

Giulia era stata un’esperienza di impagabile valore umano ed affettivo

come solo un figlio, una parte di te può regalarti.

Gabriele studia, Gabriele frequenta un’attività sportiva,Gabriele è al settimo anno di pianoforte. Adora Bach. Adora disegnare. Adora scolpire. Adora la vita. Diventerà, diventerà… non importa cosa, basta che si realizzi, che lui sia contento, appagato.

A volte si sente stanco, certo, con tutti gli impegni, gli orari, gli appunta-

menti…sarà anche la primavera… sarà forse l’adolescenza…saranno pure tutti quei compiti, quelle relazioni, sarà la crescita… insomma, Gabriele, non

essere pigro, se dai modo alla stanchezza di appropriarsi della tua voglia

di fare, non se ne esce piu’…

Gabriele, scendi, è pronta la colazione. Ma su,Eliana, lascialo ancora un

po’ a letto, è sempre il primo ad alzarsi… fa concorrenza al gallo…Gabriele forza, muoviti, farai tardi…

Gabriele non scende, Gabriele non si alza, Gabriele non risponde… Gabriele non è più qui.

E’ finito così il suo passaggio terreno, la mattina dell’antivigilia di Natale del 1988,  una giovane e breve corsa verso il nulla,verso la disperazione di un padre, di una madre, di due fratelli e di tutti coloro che ti hanno amato.Il tuo cuore ha ceduto. Ci dissero poi che si era trascinato per tanti, tanti anni, che era stato un miracolo che Gabriele fosse arrivato alla maggiore età. Se ne sarebbe dovuto andare molto, molto tempo prima… e chissà quanto quel piccolo cuore aveva pompato, aveva sudato,non arrendendosi, non dandosi per vinto; continuando a contrarsi ed a sputare sangue nelle vene, era riuscito disperatamente a far passare inosservata una malformazione che aveva da sempre e che gli impediva di funzionare a dovere.

Forse anch’egli si rendeva conto che era presto, troppo presto per fermarsi,

troppo presto per far sprofondare nelle tenebre della morte tante aspettative,

tante speranze, tanti progetti.

Alla fine, comunque, quell’ eroico muscolo si era, suo malgrado, portato via i sentimenti e i pensieri di Gabriele, ma Eliana e Lorenzo erano convinti che l’ingegnoso organo palpitante non si fosse ancora arreso, non ancora, ed avesse portato Gabriele in un luogo ove egli potesse comunque vegliare sui suoi cari.

 

 

 

 

Il giorno di Natale nessuno di noi aveva voglia di mangiare. Non era Natale.

Non era festa. Non nasceva nessuno, anzi, era appena morta una parte di noi; era un giorno luttuoso… un giorno in cui sia Eliana che Lorenzo si sarebbero voluti strappare il cuore  per metterlo nel petto del loro figliolo… per vederlo di nuovo vivo, a costo di trascorrere gli ultimi istanti di esistenza con quell’immagine negli occhi.

Furono i vicini, la gente del paese, le mamme, i papà, a portare loro conforto,

a trascinarli a forza fuori da quel baratro tetro e disperato ove ogni genitore che sopravvive ai propri figli vorrebbe affondare per non soffrire più, per non

piangere più, per non lacerarsi più l’anima con mille domande eternamente senza risposta.

 

Lorenzo era allergico agli antibiotici. Da tempo, da diverso tempo, ma non si

era mai preoccupato di stabilire quali esattamente essi fossero. Quell’anno

intorno al venti di dicembre, si decise a fare uno screening, spinto da un im-

pellente bisogno di chiarezza in questo senso.

Circa una settimana dopo anche il suo cuore decise di fermarsi. Decise,

 sì, decise. Nella vita subiamo molte decisioni che ci riguardano. Prima quelle dei nostri genitori, poi le nostre, a volte quelle dei figli, qualche volta anche quelle dei fratelli, spesso quelle degli estranei…

ma nessuna decisione è perentoria tanto quanto quella di un organo senza

cervello che si ferma indipendentemente dalla nostra volontà.

Ed è quasi spaventoso pensare che il cuore che ci permette di esistere può

permettersi di toglierci la vita a suo piacimento.

E se Lorenzo non avesse fatto quello screening preventivo senza apparente motivo, le cure non sarebbero state tempestive o forse, proprio per la loro tem-

pestività, si sarebbero rivelate deleterie.

 

 

Anche Eliana aveva subito un intervento al cuore. Purtroppo, dopo la par-

tenza di Gabriele, un incidente decisamente grave all’altro figlio maschio, ave-

va seriamente provato il suo muscolo cardiaco.

Signora Giusti, l’operazione di qualche tempo fa è riuscita, ma ora ha una

forte aritmia, se non si sistema da sola, dovremmo intervenire.

Lorenzo, per favore, portami la foto di Gabriele.

Non ci fu bisogno di alcun intervento medico.

 

Gabriele ci insegue dappertutto. All’estero, ove, incuriositi turisti, percorriamo una piccola strada che ci conduce ad una chiesa… entriamo… uno stri-

scione con il nome di nostro figlio campeggia sull’altare. Ci commuoviamo. Coincidenza, il giorno prima, avevano battezzato un piccolo cucciolo d’uomo.

In un’altra occasione prenotiamo due posti numerati in treno… ci sediamo e la scritta Gabriele fatta da qualche benedetto vandalo sugli schienali dei sedili

di fronte ai nostri ci accompagna in un viaggio che, in tempi più felici, era

stato un desiderio di nostro figlio. Coincidenza.

 

E coincidenza vuole che Eliana un giorno scenda in cantina, trovi per terra

un piccolo notes sgualcito dal tempo.. lo apra e trovi un fiore disegnato da una

piccola mano, di scuola elementare, con una scritta “perché mamma ricordi…”

quel giorno era la festa della mamma…. Coincidenza. Sì, coincidenza.

 

Circa una ventina di altri episodi fortuiti,   conducono le nostre menti ad una reggia di luce ove pensiamo alloggi Gabriele, sicuramente in compagnia

dell’arcangelo suo omonimo che ebbe il compito di annunciare a Maria  il pro-

digio di cui sarebbe stata protagonista.

Gabriele era un burlone, un ragazzo allegro che trascinava dietro di sé

l’intera compagnia di amici… tutti lo cercavano, tutti lo volevano per la

sua spensierata allegria, per la sua voglia di ridere, di divertirsi, di giocare

con la vita.

Era comunque un ragazzo, un adolescente, con le sue oscurità, le sue insi-

curezze, i suoi dubbi. Non mancava di estro artistico, ma diventava inco-

stante quando l’arte diveniva non solo passione ma necessità di studio e

applicazione costante.

Era un ragazzo come tanti, come tutti. La mia mente dice era, il mio cuore

dice E’. Verbo essere, verbo esistere, modo indicativo, tempo mai come ora

presente.

 

Lorenzo si è svegliato, guarda Eliana, le sorride, scherza con lei. Il marchingegno continua a pigolare, dando voce a quei battiti dal ritmo regolare.

Entrambi hanno lo stesso pensiero, un volto stampato nella mente, un volto

giovane, sorridente, sereno. Gabriele è un giovane ragazzo,Gabriele corre,Gabriele ride, Gabriele ci guarda e ci assiste. Veglia su di noi, guida i nostri passi, si introduce nei nostri pensieri. Ci piace pensarlo così, vivo, con quel cuore che lo accompagna e palpita,con un ritmo musicale, armonico come  le note di Bach, un cuore   forte, intriso di sangue giovane e sano.

Gabriele è, sarà sempre, vivo e presente nei nostri scrigni acciaccati dalla vita ma palpitanti ancora, ancora ed ancora per molto, moltissimo tempo. Grazie anche a lui.