Paolo e gli aquiloni

Maria Rosa Rizzi

 

Paolo, la colazione è pronta!

Mhhh

Laura sospira, sta per dire “E dai Paolo, su con la vita!”, ma poi ci ripensa: l’ultima volta che le era scappato di dirlo, Paolo si era infuriato “Ma che vita e vita, non potevamo starcene in Italia? Fai in fretta tu a dire su con la vita, che ne sai tu di quello che sto passando io in questa scuola del cavolo?”

Paolo non ne puó proprio piú: da quando ha incominciato a frequentare la scuola tedesca, gliene capitano di tutti i colori.

Prima la maestra di tedesco, con l’eterno sorriso forzato ed il naso storto, che ogni due minuti gli chiedePaólo (con quell’odioso accento sulla o), hai capito?” E brava, pensa lui, se io ti rispondo “nein”, come te lo spiego poi che cosa non ho capito, in turco?

Poi i compagni, sempre pronti a sogghignare ad ogni errore di pronuncia; alcuni erano del tutto indifferenti, proprio come se al suo banco non ci fosse seduto nessuno: ecco si, un bel banco vuoto! Ma il peggiore di tutti era Torsten, il figlio del pastore: quello che era tosto! Il beniamino della maestra da quando si era vantato di aver letto tutti i libri di Harry Potter in meno di due mesi. Avesse almeno imparato qualcosa: Harry mica avrebbe chiamato un compagnospaghettifresser” (mangiaspaghetti, il peggior insulto che un italiano in Germania puó immaginare), solo perché non parlava la sua lingua!

Insomma , lui la Germania la odiava!

E Laura non sapeva piú a che santo votarsi! Mai e poi mai si sarebbe immaginata che il suo Paolo avrebbe faticato cosí tanto ad imparare il tedesco: l’inglese del nuovo papá l’aveva imparato al volo! Certo qui era diversa la cosa: lui in Germania proprio non ci sarebbe mai venuto! Ed ora lei, qualunque cosa stesse facendo non pensava che a lui!

Lei in casa a riassettare le camere - lui in classe nell’ultima fila, lo sguardo pallido ed angosciato, che disegna un sole nell’angolo del banco (“Paólo, stai di nuovo pensando al Paradiso?”). Lei si affaccenda in cucina - lui a lezione di arte (“Paólo, hai di nuovo dipinto gli alberi di blu! Gli alberi sono solo verdi, hai capito,VERDIII!”). Lei  al supermercato a scegliere la frutta meno acerba - lui a lezione di storia e geografia locale (“Il cavallo è il simbolo della Bassa Sassonia”).

“Se almeno si trovasse un amico!” pensa Laura.

Ma no, Paolo di amici neanche a parlarne, non si fida di nessuno, non vuole uscire di casa. Solo una cosa, quella si, gli piace davvero: gli aquiloni!!! Càspita, come volano in alto qui! Sfido io, con il vento che c’è!  Altro che pianura Padana, dove non si muove una foglia nemmeno se ci soffi sopra. Paolo andava spesso sulla collinetta dietro casa per far volare l’aquilone da quando la mamma gli aveva detto una volta che da lassú, l’aquilone vedeva l’Italia a sud. Paolo allora lo lasciava andare in alto, cosí in alto che quasi non si vedeva piú’, piccolo puntino colorato nel cielo immenso e grigio: “Aquilone, guarda che bella l’Italia, salutala da parte mia! Saluta i nonni, digli che sto male, porta loro le mie tristezze, le mie paure, le mie lacrime di bambino”.

Poi un giorno succede qualcosa.

durante l’intervallo. Lui, Paolo, in un angolo come sempre, sta guardando un lombrico dopo la pioggia abbondante del mattino. All’improvviso una palla lo colpisce alla gamba, lui si gira di scatto, pensandostavolta gliela faccio vedere io a questo crucco”, ma un viso sorridente, biondino e magrolino, lo guarda con gli occhi di mare: Giochi a pallone?. La risposta viene spontanea: “Na klar, certamente!” e si mettono a giocare. Calcio lui??? Mai piaciuto, capirai, con tutte quelle donne in casa! Ma oggi gioca bene Paolo, ce la sta mettendo proprio tutta, gioca come non ha mai giocato in tutta la sua vita. Il bimbo tedesco è concentratissimo nel gioco, Paolo è sudato e non ce la fa piú, ma continua testardamente ad inseguire il pallone; e SORRIDE! Suona la campana, il bimbo prende la palla e si allontana senza dire niente. “Ecco, lo sapevo io che finiva cosi’”, pensa  Paolo, ma poi ecco che il bimbo torna: Wie heißt du, come ti chiami?” chiede; Paolo cerca di deglutire e con fare disinvolto gli risponde: “Paolo und du?” -  “Io sono Max, giochiamo ancora domani?”.

Il nuovo Paolo torna a casa contento, lo zaino improvvisamente è diventato leggero e non pesa piú i quintali dei giorni prima; corre in casa, prende l’aquilone, grida fuori di alla mamma attonita: sto bene non ti preoccupare, torno subito!” e la lascia sulla soglia di casa con la bocca spalancata: “Ma dove….?”.

L’aquilone oggi vola piú in alto che mai, il filo è tesissimo, il vento ci soffia sopra e fa una musica bellissima. Il cielo è diventato improvvisamente piú azzurro, il sole improvvisamente splende come l’oro, il vento non è piú cosí freddo:  Vola aquilone, l’Italia è sempre a sud: salutamela! Salutami i nonni, diloro che la Germania non è poi cosí male; portagli il mio abbraccio, la mia speranza, la mia felicitá. …E racconta loro di Max!”.