
6° CONCORSO
“PREMIO DI SCRITTURA CREATIVA LELLA RAZZA”
“I COLORI DELLE DONNE”
CON LA COLLABORAZIONE DI:
ISTITUTO “MAFFEO VEGIO”-LODI
TEATRO DELL’IMPROBABILE
GRUPPO “AMICI DI VIDARDO”
PATROCINIO DEL COMUNE DI SANT'ANGELO LODIGIANO, DEL COMUNE DI LODI, DELLA PROVINCIA DI LODI
COMPOSIZIONE DELLA GIURIA
Rosanna Abbatinali - consulente pedagogica
Giancarlo Belloni - pubblicista
Rita Fiorani - psicologa, educatrice
Maria Rosaria Lacelli - consulente del lavoro
Francesca Licci - docente di lettere - Liceo Maffeo Vegio - Lodi
INDICATORI UTILIZZATI PER LA SELEZIONE DELLE OPERE
1. Pertinenza al tema
2. Creatività e originalità
3. Stile
GIUDIZI DI PREMIAZIONE DEI TESTI IN POESIA E IN PROSA
SEZIONE POESIA
Il ricordo dolce e tenero della madre affiora da una fotografia di un album di famiglia: la fanciulla in verde colta in un preciso momento e in uno spazio ben definito.
Il componimento però suggerisce anche l’idea che la freschezza della madre, anche se avanti con gli anni, è stata sapientemente rappresentata da un pittore che con pennellate delicate ha saputo cogliere elementi che via via hanno reso il ricordo materno vivo e palpitante.
La prova? Il cappello di paglia a larga falda ritrovato tra la biancheria ricamata che ne rievoca anche la grazia e la femminilità.
Il ritmo cadenzato e lo stile epigrafico contribuiscono a dare bellezza ed efficacia al lavoro.
Francesca Licci
Questa poesia d’amore, che assume sempre più nel procedere del componimento la nitidezza di un ritratto dipinto, quasi – ma non completamente – terminato, fa emergere il volto della persona amata dall’autrice.
In questo quadro “pennellate” di colore mostrano alcune caratteristiche fisiche del viso rievocato, ma non conducono, tuttavia, alla completezza del ritratto consentendo al lettore la creazione di uno spazio immaginario per completare l’opera.
Questa poesia fa “vedere”, produce immagini… (Già Platone diede importanza, più che a ciò che l’occhio vede veramente, a ciò che ci permette di vedere, cioè l’immaginazione, la fantasia…) e suscita curiosità. Chi è la destinataria delle intense emozioni espresse in questa poesia?
Il gioco di rispecchiamenti, tipici dell’innamoramento (“I tuoi occhi mi guarderanno con l’intensità dell’amore”), lascia intuire una storia in cui il bisogno di vicinanza è differito, rendendo ancor più forte il desiderio dell’altro, dell’altra, della relazione. E’ in questa dinamica che nasce il simbolo, il pensiero e il riconoscimento dell’altro da sé. Forse è soprattutto nel rendere manifesta questa intuizione che consiste l’originalità dell’opera. La persona amata è rievocata nel gioco lontananza/vicinanza. L’“assente” diventa “presente” mediante la sublimazione (realizzazione del “dipinto” immaginario che prende la forma della creazione poetica). Quando il pennello sfiora il ritratto, quest’ultimo prende spessore e profondità: “Profondità di luci e ombre”, da cui scaturisce il riconoscimento “sei proprio tu!”, insieme alla consapevolezza dell’unicità di questo rapporto d’amore.
Freud (in “Introduzione al narcisismo”) asserisce che “bisogna pure iniziare ad amare per non ammalarsi e se, in conseguenza di una frustrazione, si diventa incapaci di amare, inevitabilmente ci si ammala”.
Rita Fiorani
Inizio con la formulazione di due domande:
· Di cosa ci parla questa poesia? La risposta immediata è già indicata nel sottotitolo: “Di bimbi con handicap e mamme arcobaleno di speranza”.
Tuttavia, poiché la poesia non è tanto e solo da capire con la mente quanto da sentire con i sensi, con le emozioni, con i sentimenti, con la percezione e l’empatia che ognuno di noi è in grado di attivare, la seconda domanda è la seguente:
· Quale, profondo, vissuto, esprime l’autrice nel suo peculiare linguaggio poetico che travalica gli stessi indicatori (di stile, pertinenza, creatività) di cui la giuria si è, necessariamente, attrezzata, per assumere connotazioni psico-sociali così in controtendenza rispetto ai valori dominanti?
E’ su questa seconda domanda che la giuria si è soffermata.
Si tratta dell’intenso vissuto di una donna evocato dal momento in cui contiene dentro di sé un bambino definito “speciale”, in un grembo psichico direbbe la psicologa Silvia Vegetti Finzi, supportato cioè dalla fantasia, dall’amore incondizionato e dal desiderio:
“Ti ho chiamato amore ancor prima che tu fossi” inizia. Poi emerge l’incertezza di un’attesa fatta di colori chiari-scuri, di luci e di ombre, come nella dimensione del sogno, della notte. Attesa che svela i limiti della stessa scienza, che non può che diagnosticare la presenza di un bimbo “speciale”.
Tuttavia quel tipo d’amore che non conosce se e ma, si rafforza dopo la nascita del bambino “del giorno”, reale: “i miei colori sono ora i tuoi occhi verdi, la mia luce è la tua bocca sorridente”.
Questa poesia ci fa sentire qualcosa che trova scarso spazio nella percezione comune e tantomeno nella considerazione dell’attuale sistema sociale sia dal punto di vista materiale che in quello simbolico.
Questi versi ci fanno incontrare o ritrovare il valore della poesia con tutto il suo potenziale terapeutico, non solo per chi l’ha creata, che ha saputo prima contenere e poi esprimere, ma anche per chi, a sua volta l’ascolta, la sente, l’accoglie, contribuendo, anche in tal modo, a fare più bello il mondo.
Rita Fiorani
SEZIONE NARRATIVA
E’ il diario la felice soluzione stilistica di questo racconto che ci introduce, fin dalla prima riga, nel mondo della protagonista dove, improvvisa, irrompe la malattia.
Diario che scandisce lo scorrere teso delle giornate, dalla scoperta del male alla terapia, dallo stordimento iniziale alla speranza.
Con semplici tratti la protagonista ripercorre i momenti più duri della sua “scalata”: le parole dell’oncologo che rotolano via …il desolante impatto della prima chemio davanti a “teste pelate, parrucche, foulard”, fino a quando, acquisita una nuova forza, è pronta a condividere la sua esperienza con altre donne, così come altre hanno fatto con lei.
E’ un storia comune, nella quale i lettori si possono riconoscere.
E’ una storia dove trovano spazio altre storie, altre vite.
E’ come la coperta patchwork che una compagna di terapia della protagonista sta facendo a maglia, per distrarsi dai cattivi pensieri: ogni quadrato ha un colore diverso, come diverse sono le donne che si incontrano in questo breve racconto e diversi sono i colori della vita.
Anche quando tutto sembra nero.
Giancarlo Belloni
È un narrazione un po’ particolare, intensa e per alcuni aspetti dolorosa.
Racconta delle difficoltà esistenziali di una giovane psicologa a cui sembra che non manchi nulla, ma che vive momenti di malinconia e di distacco dagli altri, proprio lei che dovrebbe invece curare gli altri, sanare i mali dell’anima delle persone che si affacciano nel suo studio, ma è come se un velo interiore la tenesse lontana, distante, che le fa pesare l’alzarsi ogni mattina e che la obbliga ad indossare una maschera di “finta serenità”.
Cosa l’avvicina, chi riesce ad alzare quel velo, ad entrare nel suo cuore: è un anziano signore di 80 anni, suo vicino di casa che ogni mattina la saluta, con cui scambia due parole prima di andare nello studio. E’il sig. Erminio che si preoccupa per lei, che la vede sofferente e cerca di esserle accanto con discrezione, mai intrusivo, ma attento alle sfumature del suo cuore.
Ed è proprio il sig. Erminio che la “tira fuori” dal pozzo profondo in cui sta precipitando, il sig. Erminio che la vuol vedere sul pianerottolo, il sig. Erminio che dice di essere li, che tanto lui dorme poco e che gli incubi li possono far passare bevendo insieme una camomilla e giocando a scala quaranta …
Come a dire che sono le piccole cose e i piccoli gesti che rendono la vita accettabile, è la vicinanza premurosa di qualcuno che fa dono del suo tempo, del suo sostegno che permette di andare avanti, è il sentire del cuore e la riflessione della mente che fa accorgere dell’esistenza di Altro da noi, ed è illuminante che la professionista della cura sia a sua volta “medicata” da una premura, un gesto di vicinanza e di affetto, di un anziano di 80 anni.
Rosanna Abbatinali
I “Colori di Filomena” descrive con minuzia le sensazioni di un mondo lontano, siamo ai primi del 1900, fatto di grandi sogni da realizzare come anche di privazioni e di limiti imposti dalla cultura di un piccolo borgo.
Lo stile del Racconto è cadenzato, pieno di pause e di sonorità, in grado di immedesimare il lettore, di riportarlo a vivere le sensazioni e le emozioni di una giovane ragazza animata dal desiderio di “sposarsi con il vestito bianco”, di vivere un giorno speciale come fosse il giorno più memorabile della sua vita: il suo matrimonio. Eppure la cultura del tempo è “chiusa” e ragiona per stereotipi: la figlia della contessa del paese è rimasta incinta e non potrà essere lei la reginetta, la donna da ricordare per il suo splendido vestito bianco. E allora, Filomena cosa deve fare? A Filomena non resta che rinunciare al suo sogno!!!
Il lieto fine in questo racconto, non c’è, esiste la rassegnazione e la consolazione nel cerchio immaginario del grande amore con il suo fidanzato e poi marito Antonio.
I Colori di Filomena sono i Valori in cui credere, nel racconto si alternano dapprima il bianco, il colore della giovinezza, dei sogni per cui fare sacrifici e lavorare sodo; poi primeggia il nero, il colore del lutto per la perdita del marito in guerra, il colore della protesta e del rifiuto, il colore della guerra che non riconosce il valore della vita.
I Colori di Filomena sono i racconti di molte donne, donne del passato come donne di oggi, con grandi desideri ma destinate a interfacciarsi con le limitazioni, della cultura del posto, come della cultura del tempo che ciascuno vive in ogni epoca storica. Oggi potremmo parlare di altri vincoli, come il desiderio di legittimazione dei matrimoni omosessuali, o della legittimazione delle seconde nozze in Chiesa, problemi culturali non ancora superati, ma che se raccontati tra 40 anni potranno comunicare i timori, le paure i desideri ad altre donne lontane.
Maria Rosaria Lacelli