QUINTO CONCORSO

 

“PREMIO DI SCRITTURA CREATIVA LELLA RAZZA” 2009

 

“DONNE NEL MONDO... FAMILIARE, SOCIALE, DEL LAVORO, POLITICO, ALTRO...”

 

CON LA COLLABORAZIONE DI:

ISTITUTO “MAFFEO VEGIO”-LODI

TEATRO DELL’IMPROBABILE

GRUPPO “AMICI DI VIDARDO”

 

PATROCINIO DI PROVINCIA E COMUNE DI LODI, CONSIGLIERA PROVINCIALE DI PARITA' DI LODI, COMUNE DI SANT'ANGELO LODIGIANO

 

 

COMPOSIZIONE DELLA GIURIA

 

Silvia Canevara - giornalista

Rosario Coppa - funzionario scolastico

Terry Corazza - insegnante

Marisa Del Prete - insegnante

Antonio Saletta - storico

 

 

INDICATORI UTILIZZATI PER LA SELEZIONE DELLE OPERE

 

        1. Pertinenza al tema

        2. Creatività e originalità

        3. Stile

 

 

GIUDIZI  DI PREMIAZIONE DEI TESTI  IN POESIA E IN PROSA

 (a cura di Silvia Canevara)

 

SEZIONE POESIA

 

  1. Canzone della prostituta di Sergio Balestra, Sant’Orsola (TN)

 

Certe volte la poesia si nasconde proprio lì dove meno ti aspetteresti di incontrarla, negli angoli più bui del nostro paesaggio quotidiano, delle nostre strade, sulle labbra di una prostituta in attesa di un cliente. Attraverso immagini potenti e un uso ben calibrato delle figure retoriche che strizza l’occhio al linguaggio della beat generation, questa poesia riesce nel difficile compito di cantare la disperazione senza scadere nel grottesco, conducendo il lettore verso una dimensione differente dagli stereotipi con cui si è soliti considerare una prostituta, al cospetto di una donna che, nonostante il ruolo cui la società la costringe, conserva intatta la propria pienezza. O almeno così immagina l’autore che – lo ammette lui stesso nei primi versi – nulla sa delle puttane e dei loro sogni: il suo è uno sforzo di immedesimazione, il tentativo di penetrare in un mondo sconosciuto e inaspettatamente trovarvi, per quanto squallido possa apparire, le tracce ben visibili della bellezza. Non è forse questo il compito della poesia? 

 

  1. Donna libera di Valentina Tagliabue, Bovisio Masciago (MI)

 

Un canto di libertà, un invito rivolto a tutte le donne perché si sottraggano alle inibizioni, al giudizio degli altri, a chi le vorrebbe sottomesse e sconfitte, prigioniere di una gabbia di paura. Con un linguaggio semplice e diretto, e proprio per questo in grado di raggiungere con grande immediatezza la sensibilità del lettore, questa poesia mescola immagini positive di libera vitalità – un gelato all’angolo della strada, i capelli sciolti al vento, la danza – con gli spettri di un passato di violenza e probabili abusi. Premiandola, abbiamo voluto non soltanto riconoscere un merito a chi l’ha scritta, alla sua innegabile capacità poetica e alla delicata musicalità dei suoi versi, ma unirci al grido di incoraggiamento con cui sprona la donna - tutte le donne - affinché riconquistino i propri diritti qualora li avessero perduti, o siano sempre pronte a difenderli contro chi, da vicino e da lontano, minaccia di contraddirli.

 

  1. Bella sei ancora di Angelo Passera, Graffignana (LO)

 

C’è una bellezza diversa da quella a cui aspira chi teme la vecchiaia e i suoi solchi, una bellezza che, al contrario, si incarna proprio nel corpo consumato di una donna giunta al limitare della vita. Immagini acquatiche, metafore e similitudini ispirate alla natura e ai suoi elementi affollano i versi di una poesia che, ed è questo il suo merito più alto, ci mostra come la bellezza sia direttamente proporzionale allo scorrere degli anni, tanto più luminosa quanto più profonde sono le rughe del viso in cui si manifesta. Il passato ha impresso con le unghie il segno del suo passaggio, ma le tracce che ha lasciato diventano per il poeta gli affreschi di un corpo che è il luogo sacro dove a essere venerata è la vita e non la morte, il tempio che custodisce i segreti più misteriosi del mondo e li offre in dono alle nuove generazioni. Quando il racconto sarà terminato e la vita vissuta fino in fondo, solo allora la Bellezza sarà libera di svelarsi nella sua forma più compiuta, donando a quella donna in cui per tanto tempo era rimasta nascosta, la perfetta trasparenza di una goccia di pioggia.


 

SEZIONE NARRATIVA

 

  1. Il muro della diversità di Mariagrazia Distefano, Acicatena (CT)

 

“Amaro destino essere compresi solo da chi ci assomiglia” ammette a se stessa la protagonista di questo racconto. Una consapevolezza dolorosa la sua, nata dalla scarsa solidarietà con cui la società intera, compresi gli affetti che si credevano più cari, ha accolto la venuta al mondo di Luca; una certezza che rimane tale fino a quando, inaspettatamente, gli altri la fanno vacillare, dimostrando con il più piccolo dei gesti come anche nel muro che separa il normale dal diverso esista un punto di rottura, una crepa da cui partire per un’opera di demolizione cui farà seguito, se si avrà pazienza, l’auspicato crollo. Nonostante la difficoltà del tema, il racconto si mantiene ben alla larga dall’autocommiserazione, e in cinque pagine scritte con tenerezza e sensibilità ci presenta le paure e le aspirazioni di una madre che ha scelto di affrontare, per amore del proprio figlio, le sfide di una quotidianità particolarmente ostile. Le parti squisitamente narrative si alternano alla riflessione in un racconto ben congegnato dal punto di vista narrativo, che si svela a poco a poco lasciando al lettore il gusto di arrivare in fondo, con la sensazione di aver condiviso, tanto coinvolgente e intima è stata la lettura, gli stessi stati d’animo della protagonista.

 

  1. Solidarietà femminile di Roberto Celani, Todi (PG)

 

Un ritmo incalzante come quello che si pretende dall’operatrice di un call center, frasi secche, niente aggettivi inutili, la narrazione procede frenetica come il tran tran di una lavoratrice precaria. A prima vista potrebbe apparire un racconto di denuncia, il grido di dolore di una generazione che non può, per contratto, guardare più in là del quadrimestre corrente. E sotto un certo punto di vista questo è un racconto di denuncia, se non fosse che la vicenda narrata non si limita a segnalare quanto possa essere stressante la vita di una giovane laureata al primo impiego, ma offre lo spunto per riflettere sulle implicazioni morali che questo stesso impiego comporta, fermo restando la necessità di svolgerlo al meglio, pena il licenziamento. Riflessioni, queste, certamente presenti nelle intenzioni dell’autore, eppure mai rese esplicite, mai dichiarate, lasciate libere di sgorgare spontaneamente dalla nuda esposizione dei fatti. Uno stile narrativo rigoroso e pregnante, che non poteva non meritare il nostro plauso.

 

  1. Tuo, sempre… di Andrea Ciresola, Monteforte d’Alpone (VR)

 

Un racconto magico, misterioso, che gioca con il destino di un’anziana signora e della sua badante e si diverte a mescolare le carte, svelando somiglianze e coincidenze impreviste di cui nemmeno loro immaginavano l’esistenza. E come nei migliori enigmi, la soluzione arriva soltanto alla fine, spingendo il lettore a riconsiderare l’intero racconto alla luce della nuova scoperta, per vedere se da qualche parte, in una frase o in una parola, non ci fossero gli elementi per pervenire da soli alla soluzione. Gli indizi ci sono, il racconto è coerente, ma l’autore sceglie deliberatamente di accennarvi soltanto, per non rovinare l’effetto finale. Che è sì di meraviglia, ma non tanto per via del balenare improvviso di un fatto nuovo e cruciale, quanto per le sue conseguenze, per il significato che avrà sulla vita delle protagoniste. Due donne diverse, nate a migliaia di chilometri di distanza in tempi e contesti differenti, nessuno scommetterebbe su qualcosa di diverso da un semplice rapporto di lavoro: l’ha fatto l’autore invece, con il suo racconto, assegnando al caso il compito di far sbocciare un’amicizia là dove sembravano regnare soltanto solitudine e isolamento.